Caso Fortuna, la Giunta: "respingiamo ogni insinuazione a fini politici"

Il caso che ha ad oggetto l'opera "La Fortuna" sembra non avere fine. 
Proprio ieri infatti, con una delibera immediatamente eseguibile, la giunta comunale ha preso ufficialmente una dura posizione sulla vicenda.

A "scontrarsi" sono la società proprietaria di Palazzo Avati, Il Marchese Srl (partecipata totalmente dalla famiglia del medico Silvio Laruffa) ed il Comune di Polistena, che ha recentemente sottoscritto un contratto di comodato d'uso gratuito con la Banca Monte dei Paschi di Siena.

L'amministrazione comunale ha infatti deliberato di "respingere ogni pretesa altrui, unitamente ad ogni tentativo di insinuazione, accusa e delegittimazione, compiuta a fini esclusivamente politici da terzi soggetti" riferendosi alle tesi sostenute, tramite il suo legale, dalla società Il Marchese Srl.

In aggiunta, la giunta ha deciso di assumere "ogni iniziativa, anche di tipo legale, a tutela dell'onorabilità, della buona fede, del lavoro onesto compiuto finora dal Sindaco, dalla Giunta e dall'intero Consiglio Comunale". E' stato infatti il Consiglio Comunale, nella seduta del 22 marzo scorso, ad approvare all'unanimità lo schema del contratto successivamente sottoscritto dal sindaco.

Sempre nello stesso atto, si fa riferimento alla volontà dell'amministrazione comune di entrare in possesso anche delle altre opere in gesso del Renda, collocate "nei locali in uso esclusivo alla Filiale della Banca Montepaschi", che andranno ad essere esposte nella futura casa della cultura di Palazzo Sigillò.

Tuttavia, in una recente nota stampa, il legale della società ha fatto riferimento alla volontà dei proprietari del palazzo di esporre queste opere in gesso nella ex cappella gentilizia, aprendola al pubblico e consentendo così a chiunque di ammirare le sculture del Renda.

Vi è ancora un riferimento di tipo prettamente giuridico sulla questione. Il legale della società proprietaria, nella stessa nota, afferma che la scultura bronzea sia una pertinenza ad ornamento del Palazzo e che quindi, ai sensi dell'art. 818 del codice civile, secondo il quale "gli atti e i rapporti giuridici che hanno per oggetto la cosa principale comprendono anche le pertinenze, se non è diversamente disposto", Il Marchese srl rivendica la proprietà dell'opera.

Queste rivendicazioni, si legge nella delibera, "appaiono senza fondamento giuridico, fuorvianti e provocatorie".

La giunta comunale risponde riferendosi alla scultura come "attualmente poggiata al suolo del cortile del palazzo Avati, catastalmente individuato quale accessorio comune dello stesso, con diritto di accesso anche alla filiale della Banca Montepaschi di Polistena conduttrice di parte dell'immobile".


La querelle continuerà...

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