Morì in ospedale, Cassazione annulla proscioglimento imputati

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18115 del 10 aprile 2017, ha annullato con rinvio la sentenza di non luogo a procedere resa dal GUP di Palmi il 15 aprile 2015, nei confronti di 6 medici in servizio tra il 27 giugno e il 9 luglio 2011 presso l'ospedale di Polistena, tutti accusati dei reati di omicidio colposo (art. 589 cp) e cooperazione nel delitto colposo (art. 113 c.p.).

I fatti riguardano il decesso di Renato Pisano, ricoverato il 14 giugno 2011 per coliche addominali che si scoprirà dopo alcuni accertamenti legate ad un adenocarcinoma (tumore del tessuto epiteliale) di cui il paziente era affetto con lesione anulare stenosante. Venne quindi operato il 27 giugno. Dopo l'intervento, il paziente presentava iperglicemia e incremento dei leucociti; il 30 giugno veniva rilevata una recente, importante emorragia e una successiva rettocolonscopia rivelava la presenza di un grosso coagulo; seguiva l'esecuzione di un'infiltrazione di adrenalina diluita. 
Il peggioramento delle condizioni generali del paziente indusse ad eseguire, il 4 luglio, una TAC addome e nel frangente il paziente venne trasferito nel reparto di terapia intensiva con insufficienza respiratoria e insufficienza renale acuta. 
Un'ulteriore TAC eseguita il 5 luglio rivelava una deiscenza dell'anastomosi a cui seguì un ulteriore intervento chirurgico.
Il 9 luglio, a seguito di arresto cardiaco, il Pisano decedeva

Sono imputati: Giovanni Mileto (primario del reparto di chirurgia), Francesco Cannizzaro, Raffaele Favasuli, Michele Guardavalle, Rocco Natale, Anastasio Palmanova (medici dello stesso reparto) e Francesco Cardone (endoscopista).

La Procura della Repubblica di Palmi, che aveva fatto ricorso contro la decisione del GUP, contesta al primario Mileto e agli altri medici del reparto di chirurgia l'esecuzione di procedure controindicate e l'omissione di condotte doverose.
Al dott. Cardone, invece, é mosso l'addebito di avere prescritto la somministrazione al paziente dell'epinefrina (farmaco ad elevata azione vasocostrittrice) senza reale necessità terapeutica su un paziente che presentava un voluminoso coagulo che fungeva da tappo emostatico.

Tuttavia il consulente tecnico del GUP stabiliva che il decesso non poteva essere posto in relazione causale con la tempistica e con le scelte terapeutiche degli imputati. 

A seguito dell'annullamento da parte della Suprema Corte, il caso verrà ora riesaminato dal Tribunale di Palmi.

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