Operazione "Proelio" della DDA di Catania. Arresti anche a Polistena

Conferenza stampa del Procuratore di Catania Zuccaro
È stata eseguita ieri dai Carabinieri di Ragusa una misura di custodia cautelare in carcere per 19 persone ed una trentina di perquisizioni nell'ambito dell'inchiesta "Proelio" condotta dalla DDA di Catania. Hanno collaborato con i colleghi siciliani anche le Compagnie di Gioia Tauro e Taurianova. L’indagine ha permesso di accertare i legami instaurati da «Cosa Nostra» di Vittoria e Comiso con esponenti delle 'ndrine calabresi della piana di Gioia Tauro e con esponenti della famiglia mafiosa «Fragapane» di Santa Elisabetta. I reati contestati sono traffico di stupefacenti e abigeato.

ARRESTI NELLA PIANA - In particolare, nel reggino sono stati arrestati Vincenzo Politanò (1951) nato a Polistena e domiciliato a Melicucco; Saverio Napoli (1985) nato a Cinquefrondi ma residente a Polistena; Giuseppe Piccolo (1970) nato a Polistena.
Al Napoli il provvedimento è stato notificato in carcere poiché già recluso per altri motivi.

Giuseppe Piccolo
Vincenzo Politanò
Saverio Napoli

POLISTENA CENTRO DI "RIFORNIMENTO" - Particolare inquietante sono le disposizioni date dai genitori (ora arrestati) ai figli che li accompagnavano nelle "trasferte" calabresi. Come nel caso della coppia formata da Carmelo Battaglia e Stefania Saraceno. "Nei viaggi verso Polistena" - sottolinea la procuratrice della Dda Valentina Sincero - "spiegavano ai figli come comportarsi nel caso fossero stati fermati dalla polizia". Secondo quanto emerge dalle indagini, Polistena era quindi diventata punto di rifornimento per le cosche ragusane. La droga arrivava poi nel Ragusano, dove il gruppo poteva contare su una rete di spacciatori al dettaglio, talvolta insospettabili. 

FURTO DI BESTIAME - Nel corso delle indagini è stato anche accertato che un’altra delle attività criminali a cui si era dedicata Cosa nostra vittoriese era l’abigeato, compiendo una serie indeterminata di furti di capi di bestiame, in molti casi intere greggi di animali, ai danni di aziende di allevamento site in varie province siciliane. Tali furti venivano messi in atto da soggetti calabresi, su indicazioni ricevute da basisti locali, con successiva rivendita del bestiame in Calabria.

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