Palazzo Sigillò | Altro inghippo, annullato l'affidamento del collaudo

Dopo la sostituzione del direttore dei lavori di qualche giorno fa, ora è la procedura di selezione del collaudatore "protagonista" di un altro inghippo nelle procedure amministrative per i lavori di restauro di Palazzo Sigillò.

Sulla questione è intervenuta direttamente il Segretario Comunale, Avv. Daniela Lampasi, che ha chiesto al Capo Ripartizione Lavori Pubblici alcuni ragguagli sulla procedura di affidamento del servizio del collaudo. Andiamo per ordine.

Nel maggio scorso, era stata indetta la procedura negoziata, con affidamento diretto, che prevedeva un corrispettivo da pagare al collaudatore di circa 38,3 mila euro, iva esclusa. Il Codice dei Contratti consente l'affidamento diretto di servizi se l'ammontare non supera 40mila euro, come accade in questo caso.

Il 18 maggio, il Capo Ripartizione Lavori Pubblici ha invitato l'arch. Angelo Chiaro, iscritto nella short list di tecnici predisposta dal Comune, a manifestare il proprio interesse all'affidamento del servizio. La risposta affermativa arriva il 29 maggio, con l'arch. Chiaro che comunica che il servizio verrà svolto insieme ad altri professionisti, andando a creare quello che tecnicamente viene definito Raggruppamento Temporaneo di Professionisti (RTP). Il tutto per un corrispettivo offerto dai professionisti di 32,5 mila euro, iva esclusa.

Interviene però il Segretario Comunale. Con una apposita nota, protocollata il 13 luglio scorso, l'Avv. Daniela Lampasi ha chiesto delucidazioni al Capo Ripartizione circa i criteri utilizzati per la scelta del professionista e le modalità con il quale si è determinato l'importo da corrispondere.

Il problema ruota su una questione prettamente tecnica. L'arch. Luigi Cannatà, Capo Ripartizione, si accorge di aver erroneamente basato il calcolo del compenso non già sul progetto esecutivo, redatto dall'impresa aggiudicataria dei lavori, come prevede la normativa, bensì su quello definitivo, di importo inferiore rispetto al primo. A ben vedere quindi, ricalcolato sulla base del progetto esecutivo, il compenso supera di molto la soglia dei 40mila euro entro la quale è consentito dalla normativa l'affidamento diretto. 

Non si poteva quindi fare ricorso all'affidamento diretto con procedura negoziata ma era necessario bandire una gara tramite la Stazione Unica Appaltante Provinciale.

Il Capo Ripartizione ha quindi provveduto, il 20 luglio, ad annullare in autotutela la determina che ha affidato il servizio di collaudo di Palazzo Sigillò.

Molto travagliate sono state le procedure amministrative legate ai lavori di Palazzo Sigillò. Oltre a questo errore e alla sostituzione del direttore dei lavori, c'è da aggiungere anche il ricorso fatto al TAR dell'impresa seconda classificata per l'appalto dei lavori. Ricorso poi dichiarato improcedibile per carenza di interesse, come richiesto dalla stessa impresa ricorrente.

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