Tripodi risponde a Laruffa: "Nessun danno d'immagine, solo dialettica politica"


"Non ho inteso sporgere denuncia quando sedevo sui banchi dell’opposizione alla sua maggioranza, non intendo farlo oggi da Sindaco, ritenendo che la dialettica politica anche aspra debba misurarsi nei luoghi della democrazia, non già nelle aule di tribunale". Inizia così la lettera di risposta del Sindaco Michele Tripodi alla richiesta di rettifica di Giovanni Laruffa, accusato in Consiglio Comunale da Tripodi di aver votato il piano di recupero della zia, quando nel 2008 ricopriva la carica di primo cittadino.
"Troppo facile e troppo comodo - continua la nota - sarebbe esercitare la funzione ed il ruolo politico, attraverso sedi giudiziarie, inappropriate ad essere trasformate in farsa di giustizia politica. Mi accorgo purtroppo che certe cattive abitudini vengono invece cavalcate da altri nella vana speranza di ledere, in questo caso sì, la mia onorabilità ed indebolire il mio impegno quotidiano svolto con passione ed onestà al servizio di tutti i cittadini". 

Tripodi rivendica il suo diritto a difendersi "anche quando, per infima mano altrui, mi trovo, e non è la prima volta, catapultato in fatti, la cui mia totale estraneità è dimostrata dalla storia". 

Andando poi sulla smentita alle sue affermazioni fatta da Laruffa, Tripodi scrive che "la vicenda è nota e la sua precisazione, dove ha ritenuto di chiarire che Lei si è allontanato prima della trattazione del punto all’odg della delibera n. 60/2008, non è dirimente, in quanto essa non cancella una verità storica: ovvero che la sua stessa maggioranza abbia approvato un Piano di recupero a vantaggio di sua zia ed eredi." 

L'attuale primo cittadino precisa come non sia stato inserito un apposito ordine del giorno nella seduta del 7 dicembre scorso ma l'argomento è stato trattato poiché "incalzato dall'intervento del consigliere di minoranza Antonio Baglio, all'epoca suo Assessore, il quale mi invitava a valutare la situazione in relazione agli sviluppi della vicenda giudiziaria che mi ha coinvolto, scaturita proprio in merito all'attuazione del Piano di recupero di sua zia e votato dalla sua stessa maggioranza, dalla quale non mi pare abbia mai preso le distanze o si sia astenuto fino in fondo come rivendica e sarebbe stato giusto". 

Tripodi passa poi al contrattacco e cita un post del 1 dicembre - condiviso da Laruffa - della pagina Facebook del Partito Democratico di Polistena che scrive: "Quando i nodi vengono al pettine. Il Sindaco e l’Assessore all’urbanistica dello stesso comune sono stati rinviati a giudizio per abuso di ufficio perché avrebbero violato una serie di norme amministrative e per aver perpetrato azioni atte ad impedire il rilascio di un’autorizzazione a costruire ad un avversario politico. Una vicenda che si sarebbe consumata circa 5/6 anni addietro e sulla quale, a suo tempo, i consiglieri di opposizione avevamo messo sull’avviso la maggioranza, in Commissione Urbanistica ed in Consiglio Comunale, che stavano mettendo in atto un comportamento illegittimo e discriminatorio. Non hanno voluto ascoltare".

"Tale post precedente al Consiglio Comunale, riporta diverse inesattezze e ricostruisce, a convenienza, alcune circostanze che tuttavia smentiscono la sua totale estraneità alla vicenda, come la partecipazione avvenuta nella commissione urbanistica dove vennero discussi in data 26 novembre 2012, alcuni piani di recupero rimasti inattuati, tra cui quello di sua zia, appunto. Ma i toni del post, ovviamente opinabili, costituiscono giudizi politici, per i quali se intende rettificare, è libero o meno di farlo in qualunque momento". 

Tripodi fa poi alcune precisazioni sulla questione che lo vede rinviato a giudizio per abuso d'ufficio. "Il Piano di recupero di che trattasi - scrive - è stato attuato, nel rispetto delle norme vigenti, che gli stessi estensori si sono dati, attraverso permesso a costruire rilasciato in data 31 luglio 2015, nel mentre l’Amministrazione continuava ad essere guidata dal sottoscritto. Nessun comportamento illegittimo, nessuna discriminazione, anzi, tutt'altro. Inoltre vorrei precisare che il sottoscritto non ha votato, né firmato alcun atto di diniego, né di permesso a costruire, né altro atto di amministrazione attiva. L’edificio è stato costruito ed ultimato e vi abitano persone". 

Il Sindaco aggiunge che, nonostante la Procura di Palmi abbia chiesto l'archiviazione del procedimento penale, "solo dopo l’opposizione delle parti in causa, avvenuta a permesso già rilasciato ed il fabbricato era in costruzione, il Giudice ha deciso un approfondimento sulla base di una presunta ostilità/inimicizia politica sollevata dai ricorrenti". 

"Ora, mi domando - continua Tripodi. Se davvero la motivazione è questa, allora la sua maggioranza che ha approvato il Piano di Recupero, al di là dell’aspetto parentale che lega Lei ai proponenti, avrebbe dovuto astenersi verso un presunto mio avversario politico e dunque inevitabilmente amico-politico della sua Amministrazione? Avrebbe cioè violato “a contrario” la stessa norma che mi si contesta oggi e compiuto un abuso d’ufficio per aver favorito un suo amico-politico oltre che parente? Ecco, questo è stato il tenore del mio ragionamento/interrogativo in Consiglio Comunale, dove oltretutto non è consentito registrare, o riprodurre affermazioni sezionate a piacimento e non contestualizzate". 

"Nessuna lesione della sua immagine è avvenuta, ma solo un punto di vista reso nella massima libertà di espressione politica che appartiene ad ognuno di noi. Del resto ho già avuto modo in passato di criticare pubblicamente un certo modo di fare urbanistica “ad personam” senza timore di essere denunciato o proscritto. Ma mi consenta di concludere dicendo che tale vicenda rischia di cospargersi di grottesco, essendo in condizione di dimostrare i fatti, consapevole come sono, di aver sempre osservato, con onestà e spirito di servizio, il rispetto delle regole - e questo in fondo lo sa anche Lei - ma anche di aver sempre durante la mia attività di Sindaco, tutelato gli interessi generali della comunità, e mai particolarismi e interessi personali di parenti o amici politici come avvenuto in epoche allegre ormai tramontate e fatte tramontare dal voto libero e democratico dei cittadini di Polistena" conclude Michele Tripodi.

04/01/2018
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