Operazione "Libera Fortezza", gli interessi della cosca Longo per i servizi funebri a Polistena


Anche il "business del caro estinto" sarebbe stato monopolio della cosca Longo a Polistena. A sostenerlo la DDA di Reggio Calabria, secondo quanto si legge nell'ordinanza dell'operazione "Libera Fortezza".

Tra gli indagati nel procedimento penale, accusato di partecipazione ad associazione mafiosa, vi è anche il titolare di un'impresa di onoranze funebri di Polistena, per il quale la Procura Distrettuale aveva richiesto la custodia cautelare in carcere. Il G.I.P., invece, ha ritenuto che il quadro presentatogli non fosse "sufficientemente univoco e grave", ipotizzando invece a carico dello stesso una condotta di connivenza o forse addirittura di vittima dell'associazione mafiosa, negando la misura cautelare personale.

In sostanza, gli investigatori ritengono che l'impresario funebre fosse inizialmente intraneo alla cosca Longo-Versace di Polistena, per poi essere stato allontanato a causa della discutibile moralità di alcune sue condotte. In questo frangente, alcuni esponenti della consorteria di Polistena si sarebbero sostiuiti nella gestione dei servizi funebri, fondando una diversa società.

In una conversazione, l'impresario funebre chiede aiuto ad uno degli arrestati per monetizzare un assegno, visti alcuni problemi di liquidità. Da altre conversazioni, però, secondo la DDA emergerebbero le prove dell'appartenenza all'associazione, quando in una conversazione alcuni arrestati - lamentandosi per alcuni comportamenti moralmente discutibili dell'indagato imprenditore funebre - affermano: "chi l'ha fatto entrare a lui qua", seguito dalla risposta dell'altro interlocutore: "lo tagliano".

Anche dalle dichiarazioni di alcuni soggetti ascoltati dagli inquirenti emergerebbe quindi "una situazione di monopolio, o comunque di significativa prevalenza" dei servizi funebri dell'agenzia in capo all'indagato rispetto alle altre presenti nel territorio di Polistena. Secondo i dichiaranti, tale situazione di monopolio sarebbe resa possibile dalla "riconducibilità di fatto dell'attività imprenditoriale" alla cosca Longo-Versace.

Gli uomini dell'Arma, a seguito di una specifica richiesta documentale presso l'ufficio di stato civile del Comune di Polistena, hanno appurato "l'effettivo notevole squilibrio esistente" in favore della ditta funebre in questione.

Tuttavia, i rapporti tra l'imprenditore funebre e la cosca si sarebbero deteriorati, portando cosi alla nascita di una nuova ditta "gestita da altri uomini della cosca, alla quale è stato trasferito, in una sorta di continuità aziendale, tutto il pacchetto di servizi e clienti della precedente ditta" dell'imprenditore indagato. Un indagato infatti afferma, riferendosi all'imprenditore funebre: "... non ha dove andare, adesso appena aprono l'agenzia, devo vedere dove cazzo deve andare. Lo facevamo più serio questo ragazzo noi"

La nuova società, costituita nell'aprile 2014, vedeva come soci alcuni soggetti contigui o parenti di esponenti della cosca Longo (gli inquirenti parlando di connessione "strettissima" con il sodalizio). 

L'impresa funebre ha ottenuto dal Comune di Polistena l'autorizzazione sanitaria per il carro funebre il 3 settembre 2015, mentre ha presentato dichiarazione di inizio attività il 15 settembre 2015 presso lo sportello unico per le attività produttive. Gli inquirenti rilevano che, per evitare i controlli antimafia su tutti i soci, la dichiarazione sarebbe stata presentata solo da uno dei quattro soci (nonostante ogni atto avrebbe dovuto essere firmato da tutti i soci), mentre nella documentazione presentata all'ufficio di stato civile vi sarebbero stati indicati i nomi i tutti i soci, dato che tale ufficio "non risulta preposto ad alcun controllo di tale natura".

Tuttavia, i Carabinieri hanno potuto appurare che la neonata società, ancora formalmente inattiva, avrebbe svolto un servizio funebre già nell'agosto 2015, quindi in assenza delle prescritte autorizzazioni.

In merito all'imprenditore funebre indagato, il G.I.P. non ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, restando il soggetto indagato a piede libero.

LUNEDI' 22 GIUGNO 2020