Operazione "Libera Fortezza", il locale notturno finanziato dai clan di Polistena e Cinquefrondi


Anche tra il mondo dei locali notturni e delle discoteche si sarebbero sviluppati gli interessi della cosca Longo-Versace di Polistena, la quale si sarebbe spesso trovata a collaborare anche con consorterie di paesi limitrofi. E' quanto emerge dall'inchiesta "Libera Fortezza".

Nell'ordinanza di applicazione delle misure cautelari, infatti, viene citata la vicenda di un locale notturno - ormai chiuso - situato nei pressi di un centro commerciale nel comune di Cinquefrondi. Secondo la DDA di Reggio Calabria, il locale sarebbe stato gestito di fatto dalle cosche Longo di Polistena e Foriglio di Cinquefrondi, sebbene formalmente intestato ad un imprenditore di Polistena, almeno per quasi un anno,  cambiando successivamente gestione ma restando sempre sotto l'orbita delle cosche.

La cosca di Polistena avrebbe finanziato l'apertura dell'attività e la sua gestione, "fornendo al gestore un corposo importo" di € 40.000. Uno degli indagati, infatti, afferma nelle intercettazioni, riferendosi al denaro concesso: "Glieli abbiamo dati noi ed ancora a quelli gli deve pagare il locale, eravamo convinti che il localo gliel'aveva pagato, oooh vai a pagare tu!".

Alcuni degli odierni indagati accusati di associazione mafiosa si consideravano i veri dominus del locale. Infatti, ritenendosi "proprietari effettivi", si lamentavano di aver dovuto pagare 5 euro mentre - affermano - "ci saremmo potuti bere 500 cocktail offerti".  Le lamentele degli accusati di appartenere alla cosca Longo-Versace erano dirette anche alla gestione del locale, in forte perdita.

Anche esponenti della cosca Bellocco di Rosarno erano soliti frequentare l'esercizio commerciale. I polistenesi si lamentano, in una intercettazione, del modo irruente con cui uno dei Belloco avrebbe preteso "una bottiglia di prosecco gratuita", vantando l'appartenenza alla cosca: "ogni tanto la mandavamo lo stesso qualche bottiglia così, ma che tu vieni e la chiedi di diritto, bello mio vacci piano".

La cosca avrebbe gestito anche il servizio di buttafuori: riferendosi ad un determinato soggetto, un indagato afferma "lo abbiamo messo noi".

Il titolare effettivo del locale notturno si sarebbe quindi trovato a dover restituire, tramite assegni, il prestito concesso dalla cosca, come attestato in una intercettazione "sì...sì...sì... sì.... ce li sta dando sì, ci ha fatto gli assegni". Nella medesima conversazione, un soggetto propone ad un indagato di impadronirsi della casa dell'imprenditore, come metodo alternativo per la riscossione del debito. Gli investigatori annotano poi che, come avvenuto in tutti gli altri casi oggetto dell'inchiesta, anche in questo caso i pagamenti sarebbero avvenuti in modo non tracciabile, con assegni tutti intestati a soggetti diversi rispetto ai veri beneficiari, odierni indagati.

In sostanza, gli investigatori ritengono che il legale rappresentate della società fosse un "soggetto attiguo" alla cosca Longo di Polistena, sottoposto ad una sorta di protezione/tutela da parte della stessa, la quale - non contenta della cattiva gestione dell'esercizio commerciale - avrebbe successivamente negato una protezione.

Da segnalare anche un controllo effettuato dai carabinieri nell'ottobre 2015 nei pressi del locale in questione, in cui vennero trovati al suo interno un soggetto "gravato da precedenti in materia di stupefacenti nonché vicino a soggetti pienamente inseriti negli organismi mafiosi operanti sul territorio", in particolare alla cosca Foriglio di Cinquefrondi ed un altro imprenditore di Polistena, che i carabinieri definiscono "noto soggetto di un locale notturno" sito nel centro storico di Polistena. Su richiesta dei militari intervenuto, i due dichiareranno di stare organizzando una "serata privata" per inaugurare la nuova gestione del locale.

LUNEDI 22 GIUGNO 2020