Operazione "Libera Fortezza", un prete di Polistena chiese aiuto al clan dopo alcuni danneggiamenti subiti


Tra le controversie risolte da alcuni dei soggetti raggiunti dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Libera Fortezza", vi è anche quella relativa a un sacerdote polistenese, all'epoca dei fatti in servizio in un comune della Piana e oggi parroco in un altro comune del circondario.

Il 29 settembre 2014, il prelato sporge denuncia presso la Stazione dei Carabinieri del paese in cui esercitava l'incarico, per un danneggiamento subito alla sua auto, sulla cui fiancata era stata incisa una croce. Il prete spiega di aver subito avvisato il Vescovo di Oppido-Palmi, il quale gli consigliò di sporgere denuncia alle forze di polizia, come regolarmente poi avvenne.

Secondo gli inquirenti, però, il parroco, mentre ai carabinieri rivelò di non essere a conoscenza di chi fossero gli autori del gesto vandalico, in realtà aveva già identificato i responsabili, attivando infatti "un secondo canale con richiesta di aiuto a soggetti non appartenenti alle Forze dell'ordine".

Poco meno di due settimane dopo la denuncia del prelato polistenese, uno degli odierni indagati accusato di partecipazione alla cosca Longo-Versace, parlando con un altro soggetto, chiede conto a quest'ultimo di uno specifico individuo del paese in cui il prete era parroco, reo di aver "insultato il nostro prete di Polistena". Per gli inquirenti, l'uso dell'aggettivo possessivo starebbe ad indicare che gli odierni indagati ritenevano parte del "gruppo" anche il parroco, il quale unicamente a loro raccontò tutta la verità della vicenda e non ai Carabinieri.

Nessuno dubbio da parte del sacerdote anche sul movente dietro al gesto vandalico subito, individuato nella gelosia dell'autore a causa di un rapporto amicale intercorso tra il parroco e una donna da lui frequentata. L'indagato poi aggiunge "Questo qua è andato a danneggiarli la macchina al prete, l'ha minacciato, gli ha detto che lo ammazza".

Anche un altro indagato sarebbe stato coinvolto nella vicenda, a cui il prete avrebbe confidato il danneggiamento e la presunta gelosia dell'autore per la donna in questione. L'esponente della consorteria polistenese incontra a riguardo un omologo del paese in cui era parroco il sacerdote di Polistena, avvisandolo che qualora fossero continuati "i fastidi ed i contatti con il prete" avrebbe direttamente sparato al colpevole già individuato.

Per gli inquirenti della DDA di Reggio, questo è un esempio della capacità di ingerire nelle altrui conflittualità, con funzioni di mediatori "o comunque di soggetti deputati a stabilire l'equilibrio".

SABATO 20 GIUGNO 2020