Cassazione su Libera Fortezza: «Nucleo organizzato dedito a usura, estorsione e riciclaggio nell'ambito della cosca Longo-Versace»


"Il Tribunale ha adeguatamente messo in evidenza l'esistenza nel territorio di Polistena di un nucleo plurisoggettivo organizzato dedito alla perpetrazione di reati in materia di usura, abusiva intermediazione creditizia, estorsione, riciclaggio, i cui componenti si muovono nell'ambito della locale cosca Longo-Versace, storicamente radicata sul quel territorio, la cui esistenza è stata accertata con sentenza definitiva nell'ambito del procedimento c.d. "Scacco Matto". E' quanto scrive la Corte di Cassazione - nella sentenza depositata il 22 gennaio - chiamata a pronunciarsi sul ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, che aveva confermato la custodia cautelare in carcere applicata nel giugno scorso a Diego Lamanna, nell'ambito dell'operazione "Libera Fortezza". 

A Lamanna, attinto anche da analogo provvedimento restrittivo nella recente operazione "Faust", viene contestatato di aver fatto parte della cosca mafiosa Longo-Versace in qualità di capo ed organizzatore, con compiti, in particolare, di decisione delle modalità di gestione degli affari del sodalizio, di individuazione delle azioni delittuose da compiere, di valutazione della solvibilità dei debitori e di composizione delle conflittualità tra gli affiliati o con terzi appartenenti a cosche differenti e di aver svolto, in concorso, attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico, in assenza di autorizzazione, rivestendo, in particolare, ruolo decisionale sul piano della concedibilità dei prestiti e delle modalità di gestione dei rapporti di debito/credito.

"In tale contesto - continua la Suprema Corte - i sodali dispongono di una salda rete di relazioni illecite, anche con altri aggregati criminali, nonché di copiose risorse finanziarie, che impiegano nell'attività creditizia o reinvestono in attività lecite. Al riguardo, il Tribunale ha posto in risalto il compito decisionale del ricorrente all'interno del gruppo mafioso Longo-Versace ("convincere" con le maniere forti i debitori per far pagare i loro debiti usurari), quale parte strategica dell'organizzazione tentacolare del clan, che, dedito all'attività para-usuraria, doveva raggiungere le vittime costringendole anche con il ricorso alla violenza ad effettuare il pagamento".

"Le vittime degli usurai finiscono così per operare in una condizione di succubanza, essendo notoria l'appartenenza dei finanziatori alla locale articolazione della 'ndrangheta, appartenenza che gli stessi sodali non esitano a rivendicare per indurre i debitori a corrispondere le somme pattuite. Nell'ambito di tale organizzazione, la figura di Diego Lamanna, grazie alle numerose intercettazioni disposte, si caratterizza per la specificità del ruolo assunto che, quale capo ed organizzatore della cosca al pari di Luigi Versace e di Domenico Giardino, è quello di decidere le modalità di gestione degli affari del sodalizio, di individuare le azioni delittuose da compiere, di valutare la solvibilità dei debitori e di comporre le conflittualità tra gli affiliati o con terzi appartenenti a cosche differenti".

La Cassazione, nel condividere le motivazioni del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, scrive che "Nel provvedimento impugnato, l'analitica disamina degli elementi di indagine è stata condotta non in modo frammentario né, tantomeno, evitando di ricercare le interazioni riscontrabili tra le diverse risultanze investigative. A fronte di questo corretto modus procedendi, il ricorrente tenta - come detto - di disarticolare la struttura motivazionale, estrapolando i singoli elementi probatori a carico, evitando di calarli all'interno del contesto complessivo e cercando di procedere ad una loro rilettura fattuale in funzione della dimostrazione di un ruolo di mera connivenza in capo al Lamanna nelle vicende che coinvolgevano l'amico Vincenzo Rao. Nessuna di queste "condotte" è consentita nel ricorso per cassazione".

In merito alla contestata aggravante dell'agevolazione mafiosa, la Cassazione conferma quanto riconosciuto dal Tribunale, circa "la finalizzazione della condotta del Lamanna ad agevolare la cosca Longo-Versace" ritenuta "indiscutibile, tenuto conto del suo ruolo apicale all'interno della cosca, del fatto che l'abusiva attività finanziaria fosse tra le principali attività di quest'ultima e che il Lamanna - più di una volta - fosse intervenuto per risolvere i problemi insorti per la restituzione del prestito, pur non avendolo erogato in prima persona".

La Cassazione, quindi, ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo alla misura cautelare applicata.

LUNEDI' 25 GENNAIO 2021