Liberi professionisti ma senza Partita IVA, ora è possibile: la procedura da seguire

Alcuni liberi professionisti possono lavorare senza la necessità di aprire la partita IVA: quali sono le varie possibilità.

Lavoratori autonomi senza partita Iva
Lavoratori in riunione (Foto da Canva) – PolistenaNews.it

Molti si domandano se sia possibile lavorare autonomamente senza avere la partita IVA. Oggi in merito faremo chiarezza. In ogni caso, diciamo subito che è possibile lavorare senza averla, infatti esistono delle strade alternative per non evadere le tasse se si è privi di contratto di assunzione.

Non tutti sanno la definizione esatta di prestazione occasionale, dunque è il caso di spendere qualche parola in più per comprendere precisamente di cosa si tratta. Quando si parla di prestazione occasione bisogna che vi siano dei requisiti specifici: primo fra tutto il lavoro deve essere occasionale, di conseguenza non può esserci continuità; necessario che l’attività non sia svolta professionalmente; il lavoro deve essere privo di organizzazione e, infine, la remunerazione annua deve essere pari a 5000 euro. Se non si risponde a quanto detto fin ora, allora bisogna aprire la partita IVA.

Una postilla è d’obbligo in questo caso, l’attività può essere svolta solo per 30 giorni poi è obbligatorio aprire la partita IVA.

L’altra possibilità

Lavoratore senza partita Iva quali sono
Lavoratori al pc (Foto da Canva) – PolistenaNews.it

C’è un’altra possibilità per chi lavora occasionalmente, ovvero quella dei voucher o buoni lavori, di solito si tratta di pagamenti usati per prestazioni di lavoro che vengono svolte saltuariamente e al di fuori del contratto di lavoro. Non è prevista l’imposizione fiscale e si può mantenere lo status di disoccupato o quello di familiare a carico. Perché alcuni datori di lavoro la preferiscono? Semplice, in questo modo viene contrastato il lavoro nero e si ha la copertura assicurativa INAIL, ma entro i 6,666 euro lordi, al netto sono 5000 euro. Non finisce qui, perché non tutti sanno che esiste il contratto di cessione dei diritti d’autore, in altre parole i diritti vengono ceduti per poter sfruttare una particolare opera d’ingegno.

Di solito questo tipo di collaborazione avviene nelle attività di prestazione giornalistiche, editoriali che possono essere di pubblicità, traduzione e di marketing. Qui al contrario della prestazione occasionale non esistono limiti sui compensi. Il compenso netto viene calcolato sottraendo da quello lordo la ritenuta di acconto, per le trattenute fiscali, che in questo caso è al 20%. Qui viene calcolata su una base imponibile diversa e può essere sempre diversa in base agli anni del prestatore, facciamo qualche esempio: se si hanno più di 35 anni, il 20% viene calcolato sul 75% del lordo, con riduzione forfettaria pari al 25%, mentre se si hanno meno di 35 anni il 20% viene calcolato sul 60% del lordo, con una riduzione forfettaria che è pari al 40%.

Il Co.co.co

Esiste un’altra possibilità, ovvero il Co.co.co, in questo caso si è a metà tra lavoro autonomo e subordinato, ma cosa significa? Contratto di Collaborazione coordinata e continuativa, questo rientra fra quelli del lavoro parasubordinato. Anche per i lavoratori con tale contratto, l’apertura della partita IVA non è obbligatoria a patto che il collaboratore operi autonomamente e sia privo di qualsiasi vincolo di subordinazione. L’attività è continuativa con il committente, i contributi verranno versati per due terzi da quest’ultimo l’ultima parte dal collaboratore. Questi vengono versati per maturare la pensione al termine dell’attività lavorativa, il cui assegno potrà essere calcolato anche prima del pensionamento.

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